15/02/2008
Ho cambiato casa.
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No blog, no party!

Thank You


13/10/2007





19/07/2007
Erbette del c***o.

Ovviamente l’Angelo, che ha retaggi contadini, è pimpante come la vispa Teresa, è sbarbato come se non gli fosse mai cresciuta la barba, è boccoloso e non ha la nausea. “Hai la nausea? Dimmi almeno che hai la nausea!?” diniego boccoloso, trecento denti bianco latte mi ridono in faccia, ha assimilato la cucina toscana… del tutto voglio dire: non è rimasta una ricetta sul globo, conclusa la Toscana, è stato bello, è passato l’Angelo.
Marmocchi dormienti permettendo usciamo circospetti sul verde prato che non è più verde, è nero, nero come la pece, nero come la totale assenza di luce, nero come l’Inferno e il Diavolo ci si trova bene, lui, con le scarpe chiuse.
“Su, su, cerchiamo le erbette!!!” sproloquia Mamma zampettando nel buio come se passasse in un’altra dimensione. Mi volto verso Mia Sorella, verde.
“Quali cazzo di erbette dovrei trovare?”
“Chì, non me ne può fregare di meno dell’erbette, passami un plasil o ti faccio la doccia”
Vado, vado, almeno dove sta il plasil c’è luce.
Torno, la/mi salvo e mi ripropongo come Emilio Fede “Sorè, che cazzo di erbette dovrei trovare?”
“Mah… erbe di campo…” e giù sfilza di nomi del tutto sconosciuti.
“Ma ti sei iscritta a erboristeria?!? Porca maremma è buio, non si vede un tubo, ci sono topi, serpi e cinghial… Oh, ma che era quel rumore?” lei, serafica e verdognola “La volpe… chiama l’altra volpe, senti? Una sta lì, l’altra là e si parlano”
“Volpi?? Rabbia?? Rogna?? Volpi? Quelle malattie ambulanti con l’aria di una pelliccia ancora da elettrizzare nel sedere? Quelle rosee prede da inglesi? Ecco perché Blair viene in vacanza qui… ti sembro Blair? Ho forse la faccia da Blair???”
“Ma va che non ti fanno niente!” e blob, sparisce nel buio come batwoman.
Solo, abbandonato nella Maremma di notte. Lamento il nome della Moglie, risponde l’Angelo che ride. Vita di merda.
“Non ci torna a casa quello, lo sgozzo prima!” primo pensiero pensiero del mattino e mi inglobo nel buio anche io, tappandomi il naso.
Dopo dieci minuti, e sempre senza luce, io ho le gambe martoriate come il petto di san Giovanni, i piedi di mia nonna e quella sgradevole sensazione di essere stati presi per il culo. Mia Sorella si scusa, è il nuovo giardiniere, questo lavora sul serio, c’è solo trifoglio, ovunque sterminate distese di trifoglio, qualche albero, pure il verde pruno si, ma niente erbette di campo. In compenso ci sono passati accanto tre cinghiali, due volpi, schizzate via una decina di lepri, serpi, topi, ragni quanti ne volevamo ma erbette no, e l’Angelo ride, gorgheggia nel silenzio come un fauno di Virgilio e lo si sente a chilometri di distanza, io bestemmio per pareggiare i conti, fosse mai che qualcuno di soprannaturale pensasse che mi sto divertendo.
E’ in questo momento che il mondo mi crolla in testa, quando, nel nero pece che mi circonda e nel quale non distinguerei la Madonna da Krishna, sento la Mamma, felice, ottimista, esclamare:
“Allora basta uscire dal tuo terreno! Andiamo!!!”

Li ammazzo, li ammazzo tutti, li ammazzo e poi abbandono qui i marmocchi e il cane… le maldive, me ne vado alle maldive dopo.
Altri trenta minuti dopo, sua altezza il Sole decide che può alzarsi, lui, comodo, ha dormito.
Io sono uno schiavo appena sbarcato da una triremi punica: barba sfatta, gambe e piedi sanguinanti, mi mancano solo le frustate sulla schiena.
Mia Sorella, stringendo al petto strani cespugli e i ragni che ci dormivano sopra, rosea come una bambina che ormai ha digerito quattro Plasil, commenta un laconico “A te fa male la campagna, Chì”.
La Mamma ride, si è divertita lei, è piena di rovi lei, ha foglie nei capelli lei… non voglio sapere dove sono andati lei e suo Marito a cercare l’erbette, spero solo lontano da me visto che nel buio non si vede niente e che le mie orecchie erano concentrate su fauna locale, topi, ragni, serpi.
L’Angelo carogna è appena uscito da una beauty farm, non ha neanche le scarpe sporche lui, ha svolazzato per la campagna a un palmo da terra cogliendo solo boccioli, ridacchia sarcastico di me, lui, ora, dopo sarà morto, haha! perché lo strozzo, così, per rifarmi la bocca!, poi dormirò sedici ore di seguito e mi sveglierò a casa mia, è stato solo un sogno.
Il Diavolo, con le sue scarpe chiuse, ha nella mano un mazzo di fiorellini dai colori allucinogeni, per un momento penso di mangiarglieli sperando di viaggiare altrove ma non ne ho la forza. Sorridendo (non l’ho detto? Lui sorride spesso, non sai mai se ha per la testa un ricordo divertente del suo passato punk o se ti sta prendendo per il culo) va a farsi un caffè, è un uomo duro lui, non dormirà.
Mi volto. Mia Moglie, ottocento denti bianchi come la schiuma di mare mi dicono allegri “Guarda! Non sono belle?!”
Un urlo echeggia nella Maremma.
Silenzio.
Vaffanculo, me ne vado a dormire.
Mormorio di Mia Sorella, placida disapprovazione mista a fraterna pietà “La campagna gli fa proprio male a lui”.


19/07/2007
Le brillanti idee di Mamma

Pagato Sergio piangente e accompagnati all’uscita dai cuochi piangenti abbiamo tentato di infilarci dentro le macchine. Nonostante i due antipasti, due primi, il secondo, i vasti formaggi della casa, i due dolci e tutto il pane che sono riusciti a posare sul tavolo (focaccia compresa) l’Angelo ci è svolazzato dentro con la sua proverbiale leggerezza.
Durante la rotolata verso casa la Moglie ha provato a mormorarmi uno spontaneo “Ho mangiato trop…” poi si è morsa la lingua da sola. Ha pensato qualche istante e sorridendo con il suo celebre ottimismo ha concluso l’argomento “E’ un ragazzo dai sani appetiti!” “Giò, dio buono, è la più piccola fogna che abbia mai visto, ha la capacità del Rio delle Amazzoni, solo che il Rio ce l’ha in uscita e lui in entrata!” “E’ giovane ed emotivo, l’emotività brucia calorie” “Giò, è un maiale… un piccolo Babe carnivoro… se gli americani moriranno di fame sarà colpa sua, anche se ora ho capito perché il fidanzato gli vuole bene!” un singulto di Mia Sorella (che stando a dieta ha ormai lo stomaco di un uccellino) ha raggelato la conversazione “Chì.. se guidi così mi viene da vomitare” silenzio, cambio di tono nella voce, minacciosamente poco fraterna “E io odio vomitare, Chì”.
Un ora dopo abbiamo raggiunto casa, 600 metri più giù.
E pensavamo fosse finita lì, sonno rigeneratore e domani andare a comprare una vacca viva per la colazione dell’Angelo, si può fare.
“AH, NO! Siamo tutti qui, facciamo qualcosa di diverso, andiamo a raccogliere le erbe portafortuna!”
“Rosa, bella mia è buio… se va bene io ti colgo l’Angelo vomitino per la campagna di notte… perché vomiti dopo che mangi così tanto vero? Vomiti vero? Vero??” diniego boccoloso, non vomita, assimila lui, non vomita nemmeno… non è umano, è un alieno boccoloso e tremoloso mandato qui per sterminarci tutti di fame…
“Ma non ora!  All’alba ovviamente!”
“Albchè?”
Proverbiale ironia della Mamma, mangiare come maiali, rischiare di essere aspirati dall’aspirapolvere francese e dormire, si dormire, sognare, senza pensare di sognare l’Angelo che si mangia Sergio che piange, sognare, Morfeo, si Morfeo… No.
All’alba veniamo svegliati dalla Mamma che mi scuote, chi cazz… si, è lei, nessuno scherzo, rotolo verso l’orologio e si, sono le 4 punto trenta di notte. Ma pork!
Rantolo a precipizio dalla scala a chiocciola per vedere Mia Sorella verde pruno, no, verde sul serio, è diventata verde. Il Diavolo mi spiega che è al terzo Plasil, che ha girovagato per la stanza tutta la notte con la nausea, che ha mangiato troppo, che non è niente di grave “al massimo ti vomita sui piedi”, sorride beffardo lo stronzo, ho un paio di scarpe aperte ai piedi, le voglio bene ma se qualcuno mi vomita davanti io lo seguo a ruota, glielo dico, abbasso gli occhi e lui ha un paio di scarpe chiuse. Vaffanculo Diavolo.


19/07/2007
L'ultima cena

Ormai assuefatti e intossicati dall’aria pura, dal verde prato, dalle verdi sdraio, dal comitato di benvenuto di ragni, topi, insetti, serpi e marmocchi di Mamma ce ne stavamo bovinamente accucciati ognuno nella (nel senso di dentro) sua sdraio verde facendo psicanalisi (pensieri liberi) quando il cane in catalessi ha dato segni di vita.
Tre bof dopo la Mamma è scattata come una razzo della Nasa in direzione del cancelletto (?) cacciando dai polmoni uno strillo paragonabile solo al rumore di una meteora che si è accorta all’ultimo momento di uno stop.
Interpellati più tardi sull’accaduto ci siamo resi conto che nessuno è riuscito a vedere niente, a rendersi conto di niente, a sentire niente dopo l’urlo heavy metal.
Il mistero è stato svelato dopo un po’ di tempo, ossia quando Mia Sorella con la calma di un restauratore antico ha rimesso a posto i pezzi della faccia dell’Angelo, sopravvissuto al frontale con l’entusiasmo della Mamma. Ma solo perché è microscopico e le è sfuggito dalle braccia.
Perché ora posso confermarlo: gli angeli sono creature microscopiche, gli starnutisci accanto e li sposti di venti centimetri perché sono più magri di Kate Moss, come da mitologia sono biondi e boccolosi, hanno occhi grandi come Bambi e tremano come la terra durante uno tsunami. Uno tsunami emotivo, abbiamo commentato con Il Diavolo che di queste cose se ne intende.
Dopo essere stato messo in ordine da Mia Sorella l’Angelo è stato presentato ai marmocchi di Mamma con un grande sorriso e un fraintendibile: questo è tuo fratello. Il Marmocchio in grado di capire ha allungato la mano e gli ha commentato “Sei fortunato tu, eh?!” e in quell’attimo di tempo, se foste stati dotati di vista supersonica avreste notato l’Angelo grattarsi furiosamente. Tremando, grattandosi o grattandosi, tremando, fate voi.
La tremarella emotiva è proseguita nel tempo al punto tale che dopo un po’ ci eravamo tutti abituati a vederlo sfumato, due, quattro, sei occhi in fondo cosa importa?
La sera dopo è successo il suo piccolo e primo miracolo.

Mia Sorella che sta a dieta decide che può interromperla per una sera e andiamo tutti da Sergio, mitico Sergio che si limita a servire chiedendoti cosa vuoi mangiare e convincendoti che sta parlando con l’altro tavolo tanto ha gli occhi dritti. Di fatto il Diavolo improvvisamente risvegliatosi dalla sua mimetizzazione decide di offrirci la cena, faccio un po’ di storie per riaffermare un blando ruolo virile ma già so che nessuno si farebbe pagare la cena da me (non domandatemi il perché, credo sia perché rifiutano di darmi la palma d’oro del maschio capobranco, ma è una mia illazione…).
E’ stato un bene.
Ho visto le fogne di Parigi, le cloache degli antichi romani, ho visto l’Oceano e le alpi ma giuro di non avere mai visto qualcuno mangiare così tanto!
Sergio, in buona fede, ha portato un preantipasto che io ho guardato come Lady Diana avrebbe guardato lo sterco di un cavallo. Una pappetta biancastra con macchie di colore dondolava nell’olio d’oliva con movenze che mi hanno ricordato la mia professoressa grassa, brutta e zitella del liceo, ondulava allo stesso modo per i corridoi lanciando occhiate a suo dire sorridenti ma a mio dire da fare venire voglia di chiamare il telefono azzurro… non c’erano i cellulari per filmarla. Mia Moglie mi ha visto afferrare d’istinto il telefono come fosse la pistola di un giocatore di poker rimasto pietrificato davanti ad un tris di assi nonostante avesse in mano una coppia con gli stessi assi.
Ma il mio ribrezzo è stato interrotto, nella sala è caduto il silenzio, i camerieri si sono fermati, la terra sotto i piedi si è fermata… nel senso che ha smesso di tremare, l’Angelo mangiava.
Mangiava… mangiava ora è un termine convenzionale, perché lui non mangia, ingurgita, spolvera, aspira, tutto, ma proprio tutto, Mia Sorella ha preso Il Diavolo per la manica o si aspirava pure lui. Però aveva smesso di tremare.
Per il resto del tempo L’Angelo ha sorriso come un bambino e mangiato, mangiava e rideva, rideva e mangiava senza strozzarsi, e Sergio piangeva, piangeva di gioia per il motoscafo che si sarebbe comprato, il mutuo chiuso in anticipo, le rate della macchina estinte due anni prima e il nuovo televisore al plasma 50 pollici che lo aspettava a Firenze.
Ho apprezzato l’impassibilità del Diavolo, quell’uomo dovrebbe giocare d’azzardo perché giuro, non gli si è mosso un muscolo. Mia Moglie ha fatto cadere la forchetta, il Marito di Mamma ha messo sulla faccia un’espressione che non fosse gioiosa soddisfazione, il cane ha mugolato, Mia Sorella ha balbettato un inutile “Ti piace, eh?”, i marmocchi hanno pianto per paura che il neo fratello maggiore divorasse anche loro, io ho fissato il Diavolo ripetendomi il mantra “abbiamo carte di credito, abbiamo carte di credito, carte, credito” e lui… lui, niente, ha ripreso la forchetta e ha mandato giù la pappetta bianca, con lentezza si è pulito la bocca con l’angolo del tovagliolo e ha appoggiato la schiena alla sedia.
E’ il mio mito, punto.


19/07/2007
Viaggi interstellari

Ci sono voluti giorni, quasi settimane per riprendermi ma finalmente inizio a parlare del SGR, per gli amici Secondo Grande Raduno.
Il PGR fu organizzato da Mia Sorella, il SGR è stato ordinato dalla Mamma (che può, quindi…). Ligi ai dettami materni ci siamo presentati il luogo XY nel mezzo della Maremma, oltrepassata una via sterrata in mezzo a sciami di porcherie volanti siamo arrivati al casolare di Mia Sorella dove ci siamo apprestati a un weekend tra topi, serpi, ragni, scolopendri e i figli di Mamma.
Il sottoscritto per quanto gioioso nell’essere circondato da bestie immonde si è premunito di un paio di amici fidati, Baygon blu e suo fratello Baygon verde, con i quali ha disinfestato, derattizzato e mocciosizzato la propria stanza. Ovviamente per ritrovarla piena di peli di cane, perché Mia Sorella ha un cane che quando lei gli fa una domanda ulula la sua risposta (che sono convinto Mia Sorella capisce) ma che due volte all’anno, solo due e non tre o quattro, va in muta.
Ovviamente era in muta.
Ovviamente ha girovagato con l’aria di una governante russa per la mia stanza annusando qualsiasi oggetto estraneo con disappunto e lasciandogli sopra un paio di chili di peli.
Ovviamente La Moglie (ottimista per definizione o starebbe con un altro) ha commentato: “è che sente i gatti” “‘Azzo di gatti, è che è una carogna territoriale!”.
Dopo avere ucciso ogni creatura vivente nella camera e averla ripulita dai peli mi sono buttato a capofitto in questa orribile avventura.
Il caotico mondo di Mamma e codazzo ha contato una scottatura da Sole, un presunto morso di ragno, un paio di schifezze striscianti ammazzate a suon di sassate dal piccolo mostro (che detto per inciso per lo meno ha la sua funzione insetticida), la piccola mostra si è incollata al Diavolo come attratta da un’invisibile forza primordiale dimostrando così le sue naturali propensioni al comando su schiere di sette sataniche, il Marito di Mamma si è cimentato nella difficile operazione di avviamento di: scaldabagno, bombola e altre sciocchezze di cui “si potrebbe farne a meno, godendoci un weekend come gli antichi” se non ci fossi stato io… che non mi incazzo mai, ma quando mi incazzo prendo a calci anche i mocciosi satanici e voglio stare comodo, anche più comodo di così!
Il Diavolo è sceso dalla macchina e ha materializzato con la forza del pensiero, sul verde prato, dove bivacca il verde pruno, una verde sdraio sulla quale si è acciambellato come un gatto, con un cappello sul naso per dimenticarsi che esistevamo e dov’è rimasto per circa due ore senza proferire parola, fare pentole e tanto meno coperchi. Noi, per inciso, nel frattempo mettevamo a posto casa, che i diavoli si sa, dopo una certa età non si affaticano più di tanto. Due ore dopo in compenso aveva i ragni anche sul cappello.
Mia Sorella ha disinfestato insetti, ha dato lenzuola e asciugamani come un sergente militare, ha messo in riga mocciosi e azzittito cane, ha sistemato la spesa, ha sistemato noi nelle camere, ha fatto il giro delle piante nel terreno per controllare che non le avessero toccato niente, ha messo tendine, cuscini e tovagliette intonate tra loro, si è accesa una sigaretta, si è svaccata su una sdraio e ha iniziato un viaggio astrale in Perù dimenticandosi che esistevamo.
Mia Moglie ha tentato di seguire Mia Sorella nelle rocambolesche sistemazioni casalinghe per aiutarla, non c’è riuscita e alla fine mi ha guardato con l’aria di un delfino che si è appena accorto di avere vinto un viaggio all’Acquaparco di Genova. Ma leggermente più sconvolta.
Io mi sono acceso una sigaretta, ho guardato il cielo terso, ho pensato che avrei vissuto tre giorni senza gatti, ne ho goduto e ho messo una mano comprensiva sulla spalla della Moglie.
Le prime tre ore sembravano già abbastanza… ma non era così.