L'ultima cena
Ormai assuefatti e intossicati dall’aria pura, dal verde prato, dalle verdi sdraio, dal comitato di benvenuto di ragni, topi, insetti, serpi e marmocchi di Mamma ce ne stavamo bovinamente accucciati ognuno nella (nel senso di dentro) sua sdraio verde facendo psicanalisi (pensieri liberi) quando il cane in catalessi ha dato segni di vita.
Tre
bof dopo la Mamma è scattata come una razzo della Nasa in direzione del cancelletto (?) cacciando dai polmoni uno strillo paragonabile solo al rumore di una meteora che si è accorta all’ultimo momento di uno stop.
Interpellati più tardi sull’accaduto ci siamo resi conto che nessuno è riuscito a vedere niente, a rendersi conto di niente, a sentire niente dopo l’urlo heavy metal.
Il mistero è stato svelato dopo un po’ di tempo, ossia quando Mia Sorella con la calma di un restauratore antico ha rimesso a posto i pezzi della faccia dell’Angelo, sopravvissuto al frontale con l’entusiasmo della Mamma. Ma solo perché è microscopico e le è sfuggito dalle braccia.
Perché ora posso confermarlo: gli angeli sono creature microscopiche, gli starnutisci accanto e li sposti di venti centimetri perché sono più magri di Kate Moss, come da mitologia sono biondi e boccolosi, hanno occhi grandi come Bambi e tremano come la terra durante uno tsunami. Uno tsunami emotivo, abbiamo commentato con Il Diavolo che di queste cose se ne intende.
Dopo essere stato messo in ordine da Mia Sorella l’Angelo è stato presentato ai marmocchi di Mamma con un grande sorriso e un fraintendibile: questo è tuo fratello. Il Marmocchio in grado di capire ha allungato la mano e gli ha commentato “Sei fortunato tu, eh?!” e in quell’attimo di tempo, se foste stati dotati di vista supersonica avreste notato l’Angelo grattarsi furiosamente. Tremando, grattandosi o grattandosi, tremando, fate voi.
La tremarella emotiva è proseguita nel tempo al punto tale che dopo un po’ ci eravamo tutti abituati a vederlo sfumato, due, quattro, sei occhi in fondo cosa importa?
La sera dopo è successo il suo piccolo e primo miracolo.
Mia Sorella che sta a dieta decide che può interromperla per una sera e andiamo tutti da Sergio, mitico Sergio che si limita a servire chiedendoti cosa vuoi mangiare e convincendoti che sta parlando con l’altro tavolo tanto ha gli occhi dritti. Di fatto il Diavolo improvvisamente risvegliatosi dalla sua mimetizzazione decide di offrirci la cena, faccio un po’ di storie per riaffermare un blando ruolo virile ma già so che nessuno si farebbe pagare la cena da me (non domandatemi il perché, credo sia perché rifiutano di darmi la palma d’oro del maschio capobranco, ma è una mia illazione…).
E’ stato un bene.
Ho visto le fogne di Parigi, le cloache degli antichi romani, ho visto l’Oceano e le alpi ma giuro di non avere mai visto qualcuno mangiare così tanto!
Sergio, in buona fede, ha portato un preantipasto che io ho guardato come Lady Diana avrebbe guardato lo sterco di un cavallo. Una pappetta biancastra con macchie di colore dondolava nell’olio d’oliva con movenze che mi hanno ricordato la mia professoressa grassa, brutta e zitella del liceo, ondulava allo stesso modo per i corridoi lanciando occhiate a suo dire sorridenti ma a mio dire da fare venire voglia di chiamare il telefono azzurro… non c’erano i cellulari per filmarla. Mia Moglie mi ha visto afferrare d’istinto il telefono come fosse la pistola di un giocatore di poker rimasto pietrificato davanti ad un tris di assi nonostante avesse in mano una coppia con gli stessi assi.
Ma il mio ribrezzo è stato interrotto, nella sala è caduto il silenzio, i camerieri si sono fermati, la terra sotto i piedi si è fermata… nel senso che ha smesso di tremare, l’Angelo mangiava.
Mangiava… mangiava ora è un termine convenzionale, perché lui non mangia, ingurgita, spolvera, aspira, tutto, ma proprio tutto, Mia Sorella ha preso Il Diavolo per la manica o si aspirava pure lui. Però aveva smesso di tremare.
Per il resto del tempo L’Angelo ha sorriso come un bambino e mangiato, mangiava e rideva, rideva e mangiava senza strozzarsi, e Sergio piangeva, piangeva di gioia per il motoscafo che si sarebbe comprato, il mutuo chiuso in anticipo, le rate della macchina estinte due anni prima e il nuovo televisore al plasma 50 pollici che lo aspettava a Firenze.
Ho apprezzato l’impassibilità del Diavolo, quell’uomo dovrebbe giocare d’azzardo perché giuro, non gli si è mosso un muscolo. Mia Moglie ha fatto cadere la forchetta, il Marito di Mamma ha messo sulla faccia un’espressione che non fosse gioiosa soddisfazione, il cane ha mugolato, Mia Sorella ha balbettato un inutile “Ti piace, eh?”, i marmocchi hanno pianto per paura che il neo fratello maggiore divorasse anche loro, io ho fissato il Diavolo ripetendomi il mantra “abbiamo carte di credito, abbiamo carte di credito, carte, credito” e lui… lui, niente, ha ripreso la forchetta e ha mandato giù la pappetta bianca, con lentezza si è pulito la bocca con l’angolo del tovagliolo e ha appoggiato la schiena alla sedia.
E’ il mio mito, punto.